Siamo tra coloro che si sono accorti che esiste un mondo psi che vive nella società contemporanea come un mondo sommerso, che non ha rappresentanti politici e neppure istituzioni statali. Non sappiamo se vada bene così, ma è certo che la disciplina che lo aveva guidato fino ad ora è in grave pericolo. È stato un atto di Jacques-Alain Miller, nel settembre 2004, a mostrarcelo.
Questo mondo è composto da tutti quegli operatori che hanno come oggetto del loro lavoro il soggetto: chi lo educa, chi lo cura, chi l'informa o lo forma, chi lo sa ascoltare. Tutti questi una volta si chiamavano terapeuti ed erano assimilati a dei sacerdoti, c'era poi chi il soggetto lo governava.
In Francia è in corso una riforma della “salute mentale” a tutti i livelli della società ed è stato uno psicoanalista a cogliere che un filo stava tessendo (inconsciamente? Ideologicamente?) la trama di tutta l'impresa, quello dell'igienismo, sorretto dalla falsa scienza del calcolo statistico applicato alla soggettività. Il governo stava elaborando i criteri quantitativi e valutando le tecniche più adeguate per ottenere il soggetto normale.
Il punto di partenza di questa scoperta fu un testo di poche righe, l'emendement Accoyer , che proponeva di costituire delle commissioni governative, composte da medici e da rappresentanti delle Prefetture locali, per valutare quali trattamenti di psicoterapia dovessero essere riconosciuti e quindi accreditati.
Il nostro strumento principale è l'interpretazione, essa è anche un modo d'azione. Da tempo stiamo sostenendo il diritto ad avere una formazione orientata dalla psicoanalisi per chi chiede il titolo di psicoterapeuta. In alcuni luoghi del cosiddetto “privato-sociale” stiamo dimostrando che esiste un'alternativa per trattare la grave patologia psichiatrica attraverso il transfert, il lavoro con la famiglia fino a stabilizzare il soggetto senza togliergli il suo sintomo.
Anche nel campo delle dipendenze patologiche ci sono sperimentazioni, dove il soggetto segue un percorso non coatto e neppure scandito da protocolli uguali per tutti: esse vanno sostenute e conosciute.
Anche la scuola è un campo per la nostra azione. Anche da giovane il soggetto merita di essere ascoltato! Proprio lì dove il linguaggio e la pragmatica della comunicazione si stanno rapidamente trasformando, accanirsi a volere che l'acquisizione di sapere sia il fondamento è ancora più grave che applicare modelli standardizzati di cura in psichiatria.
I materiali che il sito vuole raccogliere e far circolare non si limitano alla denuncia di politiche contrarie alla disciplina del soggetto ed alla segnalazione di esperienze alternative o innovative. Una linea di ricerca deve essere perseguita a livello scientifico e nell'Università: quella che riafferma la necessità di separare i fenomeni di disagio e di precarietà sociale dal sintomo soggettivo, anche nelle sue nuove forme. Quando questa distinzione è preclusa nella cultura, allora il soggetto appare nel reale come sintomo sociale – atto di violenza o malattia somatica.
E' un altro modo di affermare che «l'inconscio è la politica» (J. Lacan, 1966). Evidentemente quando si trascura la cultura dell'inconscio, lo spirito della politica evapora ed essa va in acqua. Così assistiamo allo spettacolo di amministrazioni che brancolano nel bui e inciampano in pezzi di reale, formazioni dell'inconscio che ormai sfuggono al loro calcolo. A questo proposito dobbiamo constatare una difficoltà delle organizzazioni sindacali e delle organizzazioni scientifiche esistenti, ma anche degli ordini professionali nel difendere una disciplina in grave pericolo.
Il mondo psi è stato per troppo tempo isolato, come se il dibattito economico e politico non lo riguardasse. Esso è vissuto al risparmio e non ha pagato il suo debito alla ricerca scientifica, che non è quello di ambire ad un riconoscimento scientifico. Il mondo psi è nato dalla rivoluzione scientifica e lo deve riconoscere apertamente, solo così potrà cominciare a denunciare la pretesa totalitaria di chi prende la scienza a modello del pensiero e ne trascura gli effetti di ricaduta sul soggetto.
Questo mondo è composto da tutti quegli operatori che hanno come oggetto del loro lavoro il soggetto: chi lo educa, chi lo cura, chi l'informa o lo forma, chi lo sa ascoltare. Tutti questi una volta si chiamavano terapeuti ed erano assimilati a dei sacerdoti, c'era poi chi il soggetto lo governava.
In Francia è in corso una riforma della “salute mentale” a tutti i livelli della società ed è stato uno psicoanalista a cogliere che un filo stava tessendo (inconsciamente? Ideologicamente?) la trama di tutta l'impresa, quello dell'igienismo, sorretto dalla falsa scienza del calcolo statistico applicato alla soggettività. Il governo stava elaborando i criteri quantitativi e valutando le tecniche più adeguate per ottenere il soggetto normale.
Il punto di partenza di questa scoperta fu un testo di poche righe, l'emendement Accoyer , che proponeva di costituire delle commissioni governative, composte da medici e da rappresentanti delle Prefetture locali, per valutare quali trattamenti di psicoterapia dovessero essere riconosciuti e quindi accreditati.
Il nostro strumento principale è l'interpretazione, essa è anche un modo d'azione. Da tempo stiamo sostenendo il diritto ad avere una formazione orientata dalla psicoanalisi per chi chiede il titolo di psicoterapeuta. In alcuni luoghi del cosiddetto “privato-sociale” stiamo dimostrando che esiste un'alternativa per trattare la grave patologia psichiatrica attraverso il transfert, il lavoro con la famiglia fino a stabilizzare il soggetto senza togliergli il suo sintomo.
Anche nel campo delle dipendenze patologiche ci sono sperimentazioni, dove il soggetto segue un percorso non coatto e neppure scandito da protocolli uguali per tutti: esse vanno sostenute e conosciute.
Anche la scuola è un campo per la nostra azione. Anche da giovane il soggetto merita di essere ascoltato! Proprio lì dove il linguaggio e la pragmatica della comunicazione si stanno rapidamente trasformando, accanirsi a volere che l'acquisizione di sapere sia il fondamento è ancora più grave che applicare modelli standardizzati di cura in psichiatria.
I materiali che il sito vuole raccogliere e far circolare non si limitano alla denuncia di politiche contrarie alla disciplina del soggetto ed alla segnalazione di esperienze alternative o innovative. Una linea di ricerca deve essere perseguita a livello scientifico e nell'Università: quella che riafferma la necessità di separare i fenomeni di disagio e di precarietà sociale dal sintomo soggettivo, anche nelle sue nuove forme. Quando questa distinzione è preclusa nella cultura, allora il soggetto appare nel reale come sintomo sociale – atto di violenza o malattia somatica.
E' un altro modo di affermare che «l'inconscio è la politica» (J. Lacan, 1966). Evidentemente quando si trascura la cultura dell'inconscio, lo spirito della politica evapora ed essa va in acqua. Così assistiamo allo spettacolo di amministrazioni che brancolano nel bui e inciampano in pezzi di reale, formazioni dell'inconscio che ormai sfuggono al loro calcolo. A questo proposito dobbiamo constatare una difficoltà delle organizzazioni sindacali e delle organizzazioni scientifiche esistenti, ma anche degli ordini professionali nel difendere una disciplina in grave pericolo.
Il mondo psi è stato per troppo tempo isolato, come se il dibattito economico e politico non lo riguardasse. Esso è vissuto al risparmio e non ha pagato il suo debito alla ricerca scientifica, che non è quello di ambire ad un riconoscimento scientifico. Il mondo psi è nato dalla rivoluzione scientifica e lo deve riconoscere apertamente, solo così potrà cominciare a denunciare la pretesa totalitaria di chi prende la scienza a modello del pensiero e ne trascura gli effetti di ricaduta sul soggetto.






